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Who is who.

Pietro C. Bonavita.

Aspirante flanêur; storico mancato; umanista senza meta; Uomo del Rinascimento (o era Risorgimento?); economista riluttante; mercante senza fiera.
Volenteroso Apostolo dello Skin In The Game.
Europeo ma non Europeista.
Liberale ma non liberal.
Imprenditore ma non capitalista.
Credente ma non praticante.
Cinico ma (ahimé) ingenuo.
Non centralista ma localista.
Odio i Droni del Pensiero Unico - tranne quando mi sento buono e allora li compatisco.
Tollero con arrogante benevolenza le idee bislacche dei più giovani pensando a quante idiozie elucubravo alla loro età...
La mia Alma Mater è Pisa, ma era troppo distratta e l'ho tradita per Sophia Antipolis e poi New York.
Le mie città sono Spezia, Londra e Chicago: rispettivamente la casa, il lavoro e il blues.
Se potessi, farei il Capitano di Ventura. O almeno il Corsaro.
Doveste avere delle Lettere di Marca da assegnare, fatemi sapere.

Commenti

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 Chissà se esiste ancora qualcuno dei miei lettori "originali", quelli della prima incarnazione di questo blog - quella che distrussi in un momento di frustrazione creativa - quella risalente a oltre 10 anni fa. Con il mio tipico streak vagamente autistico non mi ero mai preoccupato di capire chi fossero, conoscerli o altro. Vabbè. Se ci siete, ben ritrovati.  In questi anni quello che è successo è che ho trascurato la scrittura "organizzata" su blog perché buona parte del tempo - mio e di tutti noi - è stato impegnato dai social networks. Invenzione formidabile, la sublimazione di molti aspetti che noi "vecchi" di internet, primissimi utenti dei protocolli http, avevamo desiderato e utilizzato in una miriade di applicazioni frammentate. Uno strumento che ha - senza alcun tipo di iperbole - cambiato il mondo, e ha favorito ogni genere di interazioni fino ad allora complicate o impossibili.  Ma tutte le cose hanno un loro ciclo,  e la sensazione che i socia...

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Boris, il Negoziatore.

Se le reazioni dei Remainers all'inaspettato colpo di mano di BoJo nel "prorogare" il Parlamento erano prevedibili, fa un po' tristezza constatare che pochi o nessuno tra i commentatori ne abbiano capito la natura - o che magari avendola capita non abbiano però l'onestà di discuterne appropriatamente e preferiscano soffiare sul fuoco dello scandalo.  Innanzitutto, una precisazione per gli eventuali semi-colti che dovessero imbattersi in questa pagina: no, NON è la stessa cosa che fece Carlo I. Questi, tanto per cominciare era Re, non Primo Ministro (differenza da nulla, mi rendo conto, quando si ha Repubblica o magari TPI come fonte di informazione di riferimento), e la questione in ballo era schiettamente costituzionale, sull'equilibrio dei poteri tra Corona e Parlamento, appunto. Oggi invece abbiamo il Governo - che del Parlamento è funzione ed espressione - richiedere alla Corona un atto costituzionalmente legittimo per una questione puramente politica c...