domenica 9 febbraio 2014

Colours

Divise arcobaleno? A Sochi, lo sono pure quelle della nazionale Russa. E durante la cerimonia di inaugurazione si è suonato prevalentemente Tchaikovskij, che era molto molto gay.
E ribadisco che secondo me nessuno si è disturbato non dico a leggere il testo completo della legge "anti-gay" russa, ma almeno il titolo...

lunedì 6 gennaio 2014

Nani e distanze...

Renato Brunetta è una creatura affascinante sotto diversi punti di vista. Personalmente mi ha sempre colpito il fatto che per la sua statura è ferocemente irriso da chi, abitualmente, si definisce o si presenta come politically correct, ma evidentemente pensa che dare del "nano bastardo" a una persona sia un'espressione di normale dialettica politica, o anzi quasi dimostrazione di una certa eleganza. A me non sta particolarmente simpatico, malgrado avessi condiviso diverse delle cose che fece quando fu al governo, ma che rimasero purtroppo troppo poche.
Quando fa dichiarazioni,  è uno che dice - a spanne - circa una cosa giusta e tre sbagliate. Il che lo colloca peraltro saldamente sopra la media del politico italiano - specie, per qualche ironia nazionale, dei cosiddetti "specialisti" che alla politica si vorrebbero solo prestati, ma che poi non se ne vanno più e a cui degli specialisti rimane solo la oltraggiosa retribuzione.

In questo caso la sua analisi è piuttosto puntuale e veritiera - quella dello spread è una faccenda grottesca, una specie di applicazione dei principi del giornalismo gossipparo alla conduzione di una nazione. Il divario tra i rendimenti dei titoli di stato di due paesi trattato come il pancione di Belen, sbattuto in faccia a un elettorato che non ha idea alcuna di cosa sia né del perché dovrebbe importargliene, ma via via trasformato in una specie di idolo di Baal - quello di bronzo in cui i fenici cuocevano i sacrifici umani: nel caso dell'Italia (ma anche della Spagna e della Grecia e del Portogallo - o ancor peggio di Cipro) una generazione intera, forse due, di giovani condannati per la prima volta da secoli ad essere più poveri dei propri genitori.

In nome suo e della sua fame di vittime si impone la cosiddetta austerity seguendo principi economici che trovano applicazione nei bilanci familiari più che in quelli delle nazioni (il "principio della casalinga sveva" lo definisce Pritchard). Non solo, ma siccome la nostra classe dirigente è quella che è, si pretende di far pagare non chi finora ha banchettato alla lauta tavola del debito pubblico - politica, stato e grandi imprese - ma di spostarne il peso sulla solita, stanca parte produttiva del paese. Quella che ormai sta pensando di dar fuoco alla seconda casa da quanto gli costa di IMU (tasi?iuc? chi ci capisce più niente) se non di appiccarselo direttamente, il fuoco, per qualche cartella di Equitalia (che già chi gli ha scelto il nome doveva avere in mente "Arbeit macht frei" come ispirazione ideale...). E via verso il precipizio, il tutto giustificato in nome del Dio Spread.

Perché vedete, la parte "utile" di questo, il luccichio dell'idolo dorato - quello in nome del quale la folla accetta il sacrificio, è che si parla di una quantità. Un numero. Lasciamo stare che l'importanza di quel numero sia assolutamente marginale, che la sua entità derivi da fattori che per l'elettore medio sono totalmente oscuri concettualmente e meccanicamente. Un numero è un numero: se aumenta è male, se diminuisce è bene.
E questo il popolo lo può capire. Lo stesso popolo che giudica una persona i meriti intellettuali di una persona dal fatto che sia bassa.

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Perché si traccia una linea e si riparte da capo?

Perché si cresce - o meglio: ormai, si invecchia. Perché se il luogo designato per gli sfoghi un po' cialtroni ormai è un altro. Perché ogni tanto mi sento di scrivere qualcosa di più coerente - di lasciare una traccia del proprio pensiero. Aut liberi aut libri. I primi vedremo, intanto qui cerchiamo di fare qualcosa per i secondi.